Sofia, la mamma di Erasmus

Mamma Erasmus. Così viene chiamata l’inventrice del programma europeo di maggior successo e popolarità: è la professoressa Sofia Corradi, da 15 anni rotariana del Roma Sud-Ovest. I suoi “figli” sono i ragazzi della cosiddetta generazione Erasmus, che meglio delle precedenti può comprendere l’importanza del confronto e degli scambi culturali, avendone sperimentato personalmente i vantaggi.

L’idea di un programma di mobilità per studenti nacque quando Sofia era iscritta alla Sapienza e vinse una borsa per studiare negli Stati Uniti. Negli anni Cinquanta si viaggiava poco, i soggiorni all’estero erano rari, gli spostamenti difficili e costosi. Era un’occasione da non perdere. Così, nonostante le iniziali perplessità della famiglia, partì per l’America e vi trascorse un anno. Fu un periodo importante, sul piano umano prima ancora che su quello accademico. Tornata in Italia, arrivò la doccia fredda: gli esami sostenuti a New York non le furono riconosciuti. “Columbia University? Mai sentita”, le venne risposto.

Dovette farli daccapo, e infine si laureò. Ma la beffa subita le fece comprendere l’importanza dell’esperienza fatta, anche sul piano della crescita personale, e iniziò una battaglia che non fu né breve né facile. Si convinse che molte altre persone avrebbero dovuto essere messe in grado di studiare per un certo periodo fuori dal proprio paese, senza incorrere negli ostacoli della burocrazia universitaria.

Dopo anni di incontri, dibattiti, proposte, il progetto prese avvio, e venne ufficialmente varato il 14 maggio 1987. Questo percorso è ben descritto in un suo libro – “Erasmus ed Erasmus Plus. La mobilità internazionale degli studenti universitari” – liberamente scaricabile dal sito www.sofiacorradi.eu. “Lo studente che si reca all’estero, – si può leggere nel volume – qualunque sia la cultura nazionale da cui proviene, impara in primo luogo che, nel contatto fra le diverse culture, ciascuno ha da apprendere in misura non inferiore a quanto abbia da insegnare. E certo questa acquisizione non è cosa da poco. Egli inoltre impara a fare proprio un atteggiamento civile e democratico nei confronti del diverso: per secoli lo straniero ha impersonato il diverso per antonomasia, percepito prevalentemente come ‘inimico’, come non-amico. In un’esperienza Erasmus si impara invece che non necessariamente chi appartiene a una cultura diversa è ‘inimico’.” Sofia Corradi ha ricevuto prestigiosi premi e riconoscimenti, anche alla presenza di capi di stato e di governo. Ma, accanto a questi, c’è un riconoscimento più grande: la consapevolezza di aver dato a milioni di giovani un’opportunità che prima non avevano.

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