Gianna ricorda Altiero

Gianna Radiconcini, 92 anni, una prestigiosa carriera giornalistica al GR/RAI e un grande bagaglio di ricordi, molti dei quali legati all’Europa, risponde alle domande di Rotary4Europe. Per sua scelta si è dedicata anima e corpo alla politica europea e in particolare a quella comunitaria. Come giornalista – oltre che come militante azionista (ricordiamo il suo bel libro autobiografico edito da Carocci: “Memorie di una militante azionista. Storia della figlia di un onesto cappellaio”) – ha lungamente frequentato Altiero Spinelli, intrattenendo con lui un rapporto di stima e di amicizia.

Quando ha conosciuto Spinelli? –“Al Partito d’Azione, nel 1945. E subito dopo ho conosciuto Ernesto Rossi. Ho seguito Spinelli soprattutto dal 1947, quando ha aperto a Roma la sezione del Movimento Federalista Europeo (che aveva già fondato, ma che non era presente a Roma). Credo di essere stata fra i primi iscritti. Lì ho conosciuto Ursula Hirschmann, che all’epoca era già sua moglie. Sapevo perfettamente chi era, ma non l’avevo ancora incontrata. Era una donna notevole, di grandissime capacità. Aveva una sua visione del mondo, e nello stesso tempo era una grande organizzatrice: sul piano politico, ed anche su quello familiare, avendo sei figlie.”

Che impressione le fece Spinelli? – “Straordinaria. L’ho conosciuto bene quando – uscito dal Partito d’Azione il gruppo di Parri e La Malfa, con un seguito di personaggi illustri – fu creato il movimento della Democrazia Repubblicana: cosi si chiamava quel partito che ebbe vita breve. Spinelli, naturalmente, si occupava dell’ufficio degli Affari Europei. Io del Comitato romano. Ricordo che quando parlava – sempre camminando – faceva un numero fisso di passi, poi si voltava di scatto e ricominciava. Molti anni dopo – al Parlamento europeo – fece spesso la stessa cosa con me. Capii, che era una abitudine presa in prigione.

Come lo definirebbe, in poche parole? – “Era un uomo potente, nel senso fisico, intellettuale e morale del termine. Era un uomo di grande energia, grande perseveranza e grande determinazione. Aveva   grande rispetto per il suo ruolo: sapeva di avere una missione. La sua stella polare era la federazione europea, e l’ha sempre seguita. Da quando l’ho conosciuto a quando è morto nel 1986 non ha mai cambiato direzione. Era anche un piacevolissimo conversatore, usava la lingua italiana in modo straordinario. E non solo la lingua italiana: l’ho spesso sentito parlare in un ottimo francese. Era un grande raccontatore, in questa sua bellissima lingua – ricca e precisa – come si può notare anche nei suoi libri.”

Che cos’era il progetto Spinelli? – “Il progetto non istituiva la federazione europea, ma qualcosa che vi si avvicinava molto. Purtroppo, i tempi non erano maturi per fare il passo lungo ma venne votato a stragrande maggioranza dal Parlamento, anche dai socialisti francesi, dai conservatori britannici, che avevano i loro partiti nazionali contrari, e tuttavia si convinsero della bontà delle idee di Spinelli. Ebbe una maggioranza schiacciante. Ricordo quel giorno, era il 14 febbraio 1982. Entrata nell’emiciclo – allora c’erano meno controlli – mi sedetti nel seggio dietro quello di Spinelli. Sentivo i suoi commenti ai voti degl’eurodeputati. Erano parlamentari che lui aveva convinto – uno per uno – attraverso lunghi colloqui. Quella sera, con alcuni amici, lo festeggiammo. Una serata indimenticabile.”

Le ha mai parlato del percorso – politico e personale – che lo condusse verso il federalismo europeo? – “Spinelli teorizzò il federalismo europeo tra il 1941 e il 1942, assieme a Rossi e a Colorni. Si era in piena guerra, e agli inizi dei loro colloqui l’Asse stava vincendo. Eppure, i tre discussero ed elaborarono questo testo – il Manifesto di Ventotene – che ancora resiste e che ancora viene studiato, anche dalle giovani generazioni. Il Manifesto prevedeva un Europa unita e pacifica. Mi ha raccontato tante cose di quel periodo. Sono andata molte volte a Ventotene con lui e, visitando quei luoghi, mi illustrava episodi poi raccontati nelle sue memorie. Ho continuato ad andarci con Ursula, quando Spinelli era già morto, e con Ada Rossi, la moglie di Ernesto Rossi.”

Qual era il rapporto di Spinelli con gli altri confinati? “Altiero era stato messo al bando dai comunisti. Era andato in galera a 19 anni come militante di quel partito, ma maturò – prima del 1940 – il distacco completo dal comunismo. E lo dichiarò. Era molto duro per un condannato essere rifiutato da buona parte degli altri prigionieri. Significava essere isolatissimi. Ma lui ha resistito. Racconta nelle sue memorie che nella mensa di Ventotene c’era il tavolo dei comunisti, il tavolo dei socialisti, ecc. Poi c’era un tavolo formato da persone che o non si riconoscevano o non erano riconosciute dagli altri confinati Questo tavolo si chiamava “E”. E lui commentava: “E” come Europa.”

Negli ultimi anni, fu critico verso la piega minimalista presa dal progetto europeo. Gliene parlava? – “Molto. Era abbattuto. Mi diceva: questa è una cosa drammatica come la caduta della Comunità Europea di Difesa (la C.E.D.). Credo che l’aggravamento della sua malattia sia stato causato dal dolore che provava nel vedere distrutta – secondo lui – la sua proposta. Ne uscì l’Atto Unico, che non direi fosse proprio l’annientamento del progetto di Spinelli ma certamente una grande riduzione.”

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