Sovranismo: ma che vuol dire?

Riportiamo un resoconto della conferenza intitolata “La rinascita dei nazionalismi in Europa”, tenuta dal prof. Andrea Carteny il 17 gennaio 2019 all’interno della “Scuola di Liberalismo” di Roma. Qui si può ascoltare la lezione completa: https://www.radioradicale.it/scheda/563432/scuola-di-liberalismo-2019-la-rinascita-del-nazionalismo-in-europa-lezione-di-andrea-carteny

Quando nasce il sovranismo? Questo termine è spesso associato all’esperienza francese, ma il professor Andrea Carteny – storico dell’Europa e docente di storia delle relazioni internazionali alla Sapienza – spiega che esso affonda le proprie radici nella storia del nazionalismo basco. Fu con il partito di Sabino Arana che si iniziò a parlare di soberanismo.

Il nazionalismo si è storicamente declinato in forme molto diverse. Più di altri fenomeni politici, ha aderito alle caratteristiche delle società di appartenenza, e ha ovviamente subìto sensibili mutamenti nel corso del tempo. In alcuni casi, si è presentato con connotati tipicamente etnicisti, e talvolta esplicitamente razzisti. In altri si è definito in senso puramente civico. “Oggi – afferma Carteny – ci troviamo con una serie di corrispondenze temporali: la crisi dell’Unione Europea, che esplode con la crisi economica, rispetto ai processi di globalizzazione; la delocalizzazione, che crea una serie di stress nel ceto medio, nella base di alcune società industriali, post-industriali, di servizi, orientate all’applicazione della rivoluzione tecnologica”. Naturalmente, ogni caso fa storia a sé. Il nazionalismo “muta pelle e si riproduce assumendo nuove forme, cerca continuamente nuove modalità di espressione”.

Contano molto le differenze culturali tra i vari Paesi. “Il concetto di nazione inglese è strettamente legato al self-government: la democrazia che diventa fondamento della nazione. Nel continente è differente: il fondamento della nazione è il sovrano, è lo Stato. Poi, con la Rivoluzione francese, subentra il popolo; ma è un popolo che ha lo Stato come punto di riferimento. Ed ha una fortissima proiezione illuministica, rivoluzionaria”. Il nazionalismo può anche assumere a certe condizioni un ruolo positivo: “Come fai a dire ad un còrso che non può autogovernarsi e difendere la sua lingua e la sua cultura, all’interno della nazione francese? La quale a sua volta si trova all’interno dell’Unione Europea, i cui Paesi sono firmatari di tutte le convenzioni sulla protezione delle minoranze e delle culture identitarie locali?”. E siamo dunque ai nazionalismi regionali, che confliggono con i nazionalismi degli Stati. Si pensi al caso della Spagna, dove il nazionalismo basco e quello catalano sono stati alimentati dal nazionalismo spagnolista, e viceversa. L’atteggiamento del governo di Madrid ha rinfocolato il catalanismo. Contrariamente alle aspirazioni originarie, in Catalogna si è presa “una strada sovranista e secessionista, con un nuovo tipo di nazionalismo, che mette insieme destra e sinistra; e lascia fuori una parte della popolazione. La quale fa riferimento ai partiti costituzionalisti ed è stata mobilitata da Ciudadanos. Al momento però non è in grado di produrre svolta nel sistema spagnolo”.  

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